una vita sola

Voce marcata come ‘racconti’

Ho tenuto un tizio nascosto

Martedì 27 Novembre 2007 · Lascia un Commento

manette.jpg Per anni. L’ho chiuso in una stanza, legato polsi e caviglie ad una sedia. Bendato. Stava lì perché nel racconto, così come non era successo nella realtà, volevo che si facesse un poco di sana prigionia.

Roba classica, niente di così originale. Il luogo spoglio, gli occhi bendati, la porta chiusa. E il suo guardiano fuori, a sorvegliare. Questo sapevo. Non molto di più. Ritenevo che prima o poi qualcuno l’avrebbe, magari, pestato un po’. Magari, prima o poi, gli sarebbe pure capitato che qualcuno gli avrebbe spiegato perché si trovasse in quella condizione. Ora che ci penso non so neanche ogni quanto gli portassero da mangiare.

L’avevo scelto perché simboleggiasse tutto quello che di negativo era, mi era, capitato in certi settori della vita. Intendiamoci, il tizio ha anche un nome e un cognome. Anzi due. Quelli veri e e quelli che gli avrei dato nel racconto. Al momento i primi non importano e i secondi non ci sono ancora. Però il tizio esiste, in entrambi i mondi. In quello vero ha smesso, anche se alcuni giurerebbero che non abbia mai cominciato, di interferire con gli affari miei. Resta un tizio rispettabile e amato, si è pure riprodotto. Speriamo che i geni, nel tempo, migliorino.

Nel mondo narrativo è mio prigioniero, poche chiacchere. Nel frattempo lo lascio là. E ogni tanto ripenso a lui e a come continuare a scrivere quella storia. E sono passati anni, appunto.

Però forse è meglio che mi dia una mossa e che decida una buona volta come va a finire. Se non sono in grado di fargli veramente del male, tanto vale che gli apra quella porta, che gli tagli il nastro adesivo e che, con un sonoro calcio nel culo, lo mandi fuori di là.

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